cuore vuoto

Nel pensiero della medicina cinese, il “cuore vuoto” è un concetto centrale. A noi questa espressione dà l’idea di un impoverimento… ma cosa singifica in realtà?

La medicina cinese considera le emozioni movimenti fisiologici del qi (“energia”) che hanno un impatto globale sul nostro organismo, anche se per loro natura sono particolarmente legate al cuore. Anche nella nostra esperienza, infatti, tutte le emozioni causano un’immediata modifica del ritmo cardiaco: che si tratti di paura, di rabbia o di gioia, il battito del cuore cambia immediatamente.
La medicina cinese spiega questo legame in modo particolare: il cuore governa la circolazione del sangue, che è una sostanza densa e materiale (in medicina cinese, yin) ed è quindi in grado di “ancorare” e bilanciare la nostra parte psico-emotiva e mentale (in medicina cinese shen) che al contrario è estremamente immateriale e “volatile” (in medicina cinese, yang). Per questo motivo, il cuore ha un legame preferenziale anche con le emozioni e “risuona” subito con i loro movimenti.

Come chi segue questo blog già sa, la medicina cinese pone tutte le emozioni sullo stesso livello: paura, gioia, rabbia, rimuginio, tristezza (le cinque emozioni base) sono tutte emozioni “positive” perché hanno la capacità di sostenere e aiutare i movimenti fisiologici del qi (“energia”) dei cinque organi interni. Le emozioni sono quindi risposte fisiologiche agli stimoli del mondo esterno e nascono in modo naturale, così come i fattori climatici in natura:

 

“Il Cielo ha quattro stagioni e cinque elementi per generare, far crescere, raccogliere, seppellire, per produrre freddo, calore, secchezza, umidità e vento. L’uomo ha cinque organi che producono per trasformazione cinque qi: gioia, rabbia, tristezza, rimuginio, paura”.
Huangdi Neijing Suwen, cap. 5

 

Queste emozioni però possono diventare causa di disequilibrio quando sono represse, ripetute troppo spesso, esagerate o fuori luogo rispetto alle circostanze: da elemento fisiologico possono trasformarsi quindi in ostacolo alla circolazione del nostro qi (“energia”) e quindi alla nostra vitalità, andando a colpire in modo negativo l’organo a cui sono collegate.

 

L’idea di cuore vuoto: horror vacui o amor vacui?

Se reprimere le emozioni causa soprattutto problemi al fegato e alla sua capacità di far circolare liberamente il nostro qi, emozioni troppo ripetute e, quindi, iper presenti nella nostra vita non solo colpiscono l’organo o gli organi a cui sono collegate, ma vanno a rendere il nostro cuore continuamente “pieno”.
Cosa vuol dire in questo senso “pieno” in medicina cinese? Significa che il nostro cuore è costantemente impegnato da qualcosa, senza che vi sia pausa, senza la possibilità di accogliere qualcosa di diverso.

In questa idea si manifesta tutta la differenza fra il pensiero cinese e il pensiero occidentale: nella nostra mentalità “pieno” è sempre stato associato a qualcosa di positivo, di utile, di benefico, mentre “vuoto” ci richiama alla mente il concetto negativo di mancanza, assenza, impossibilità di fare. Il vuoto per noi equivale alla negazione dell’esistenza, alla mancanza di vita, tanto che ne abbiamo sempre avuto terrore: non a caso, il concetto aristotelico dell’horror vacui (“la natura rifugge il vuoto”, non esistono quindi spazi vuoti in natura) è diventato un punto cardine del nostro pensiero e del nostro sentire, spingendoci a provare la continua necessità di riempire ciò che appare vuoto, sia a livello materiale (case, spazi, tela di un quadro…) che a livello mentale ed emotivo (tempo “vuoto”, vita relazionale…).

Il pensiero cinese ribalta completamente la questione fin dai suoi albori: già nel IV secolo a.C., infatti, i pensatori della scuola taoista sostenevano che per stare bene e per comprendere l’universo (il Dao) bisogna svuotarsi piuttosto che riempirsi; che il cuore dev’essere vuoto per vedere chiaro; che l’utilità delle cose sta nei loro vuoti piuttosto che nei loro pieni. Il vuoto è quindi un concetto positivo, visto non come assenza di esistenza, ma come possibilità che tutto accada:

“Si plasma l’argilla per fare un recipiente
Ma è dove non c’è nulla che sta l’utilità del recipiente
Si aprono porte e finestre per fare una stanza
Ma è dove non c’è nulla che sta l’utilità della stanza
Così il “c’è” (you 有) presenta delle opportunità che il “non c’è” (wu 无) trasforma in utilità”
Daodejing cap. 11

 

cuore vuoto


Il cuore vuoto: la via dell’armonia

In questo senso, il vuoto è la condizione necessaria perché le cose accadano, mentre il pieno è un ostacolo al libero fluire di cose ed eventi, una limitazione delle mie possibilità (se il vaso è già pieno, non posso mettere nient’altro dentro). È quindi fondamentale che il nostro cuore sia vuoto se vogliamo avere la possibilità che la nostra vita si realizzi.
Il vuoto del pensiero cinese, però, non è un vuoto statico, ma dinamico: non indica un’assenza eterna di cose (o di emozioni, nel caso del cuore), ma uno stato in cui le cose che arrivano non si fermano e, quindi, non ristagnano, non riempiono, non bloccano. Non a caso, una delle immagini più amate dal pensiero cinese è quella del fiume, che può essere considerato vuoto perché non è mai occupato dalla stessa acqua, ma sempre da gocce diverse che scorrono e non si fermano.

L’idea cinese di “cuore vuoto”, quindi, non ci parla di una tabula rasa in cui non compare nessuna emozione: come abbiamo già detto, le emozioni sono fisiologiche e ci servono per mantenere la nostra vitalità. Il cuore invece è vuoto quando non si attacca alle cose o alle emozioni, ma le vive quando ci sono e le lascia andare (senza trattenerle, senza rimuginarci) quando è il momento.

 

“Il cuore, come uno specchio, non accompagna le cose che vanno, non dà il benvenuto alle cose che arrivano; risponde, non conserva”.
Zhuangzi, cap. 7

 

Se il nostro cuore è come uno specchio, non dobbiamo riempirlo di adesivi o di scritte (emozioni o pensieri fissi), ma lasciarlo sgombro in modo da che possa rispecchiare la realtà esterna (quello che succede nel mondo, non deformato attraverso la nostra visione) e interna (chi siamo veramente, senza l’interferenza di preconcetti o emozioni che ci bloccano). In questo modo, il nostro cuore sarà sereno e in grado di guidarci nella vita in modo chiaro.

 

cuore vuoto

 

Il cuore vuoto e la chiarezza mentale

Tutto questo significa che per essere non solo sereni, ma anche efficaci in quello che facciamo dobbiamo svuotare, piuttosto che riempire:

Se riusciamo a rendere il nostro cuore vuoto (o un po’ più vuoto, visto che non siamo saggi cinesi del IV secolo a.C.!), come dice Zhuangzi tutto il resto andrà da sé: i pezzi del puzzle che è la realtà troveranno il loro posto e dalla quiete che proveremo (infinite possibilità) si creerà il nostro movimento (capacità di agire in modo efficace).

 

“Se si è in quiete, allora c’è il vuoto, se c’è vuoto, allora viene riempito, ciò che lo riempie si mette a posto da sé; svuotandosi si è in quiete, se si è in quiete allora c’è movimento, quando c’è movimento si è efficaci”.
Zhuangzi, cap. 13

 

Per capire meglio cosa puoi fare in pratica per contribuire a “svuotare” il tuo cuore, puoi leggere l’articolo Cuore vuoto che “risponde” ma non “conserva”. Qigong e meditazione possono aiutare scritto da Laura Vanni per BenEssere Donne.

Se vuoi consigli su testi da leggere o maggiori informazioni sui trattamenti, scrivimi a info@benesseredonne.it.

Francesca Cassini
operatrice e insegnante di tuina
consulente di medicina cinese
traduttrice e interprete specializzata in medicina cinese

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