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Quali sono le caratteristiche chiave del qi, concetto base della medicina cinese?

Se stai leggendo questo articolo, probabilmente studi (o hai studiato) medicina cinese e l’idea di qi fa ormai parte dei tuo pensiero. Quello di qi, però, non è un concetto semplice: proviamo ad andare alle sue radici per comprendere meglio cosa significa e, quindi, come “funziona”.
Se invece non sei un esperta in medicina cinese, nessun problema: questo è un articolo introduttivo che potrai leggere anche tu!
Visto che quella di qi è un’idea molto vasta, possiamo distinguere intanto due livelli di applicazione: il qi del macrocosmo e il qi del microcosmo.

Qi macrocosmico: la base dell’esistente

Quando cerchiamo di descrivere il qi in una prospettiva macrocosmica, ossia a livello di mondo al di fuori di noi / realtà esistente in senso lato, possiamo definirlo come la sostanza base dell’universo, che si presenta come materia nella sua forma aggregata e come energia in quella sottile. Il qi infatti compone tutto ciò che esiste, come risultato di continui processi di trasformazione e di passaggio fra diversi stati di aggregazione. Il qi, seguendo il dinamismo proprio della vita, passa continuamente di stato da sottile (energia) a materiale (materia) e si trasforma, dando vita a tutto ciò che esiste.
Per questo, tradurre qi in italiano con “energia”, come si fa di solito, è estremamente riduttivo! Anche l’altra traduzione utilizzata in alternativa, “soffio”, mi sembra lontana dal concetto di qi, che non comprende solo aspetti intangibili e sottili, ma anche aspetti molto materiali e concreti. Questa è la ragione per cui io preferisco utilizzare sempre la parola originale cinese, in modo da non agganciarmi a significati legati alle parole italiane scelte come traduzione. Un’ottima soluzione è quella di leggere la descrizione di qi che fornisce Giulia Boschi, sinologa esperta e insegnante di medicina cinese:

“In termini moderni, il Qi macrocosmico potrebbe essere descritto come una sorta di campo unificato di materia-energia-spirito in uno stato dinamico di perpetua trasformazione, da cui tutto si crea per aggregazione (flusso centripeto) e a cui tutto torna per disgregazione (flusso centrifugo)”.

Giulia Boschi, La radice e i fiori, p. 181

Detto in termini più cinesi, ecco come descriveva il qi Zhang Zai nel XI secolo d.C.:
“Il Grande Vuoto consiste di qi. Il qi si condensa trasformandosi nella miriade delle cose. Le cose inevitabilmente si disintegrano e tornano al Grande Vuoto […]. Ogni nascita è una condensazione, ogni morte una dispersione […]. Il qi in dispersione è sostanza, così anche nella condensazione”.

Per il pensiero cinese, quindi, tutto ciò che esiste è frutto di continue trasformazioni, aggregazioni e disgregazioni della stessa sostanza di base, il qi. Per dirla con parole più vicine alla nostra sensibilità occidentale, “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma” (postulato fondamentale di Lavoisier).

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Il qi del microcosmo: sostanza preziosa dell’essere umano

Quando passiamo a livello di microcosmo (ossia dell’essere umano in quanto sistema autonomo ma in continua relazione con l’universo), l’ottica con cui osserviamo il qi cambia. Non ci interessa tanto, infatti, sottolineare che il qi ha anche un aspetto materiale, perché dalla filosofia passiamo alla medicina che è ricca di termini specifici per descrivere quella materialità più nel dettaglio. Siccome tutto è qi, come dico spesso se non utilizzassimo altre etichette e definizioni finiremmo per parlare come i Puffi e dire che “il qi del qi produce qi che interagisce con qi per regolare qi”…
Quando parliamo del nostro organismo, quindi, diamo un significato più specifico alla parola qi, utilizzandola per indicare l’aspetto funzionale del nostro sistema-uomo, ossia quello che caratterizza specificamente il concetto di qi: trasformazione, movimento, attivazione, relazione, comunicazione… Diamo invece nomi specifici ad altri stati di aggregazione del qi che operano in modo e in ambiti diversi: xue (sangue), jing (“essenza”), shen (“mente/psiche/spirito”), jinye (fluidi corporei), muscoli e tendini, ossa, stomaco, intestino crasso, polmone, capelli, denti…
Secondo la medicina cinese, quindi, quando parliamo del nostro organismo il qi viene descritto come una delle cosiddette sostanze preziose (wu bao 五宝), ossia delle sostanze che sono la base per tutti i nostri processi vitali.

Funzioni del qi dell’essere umano

Che cosa intendiamo quindi di preciso quando parliamo del qi dell’essere umano? La lista è lunga, perché include tutto ciò che è funzione del nostro organismo, in particolare:

  • attivazione
  • trasformazione
  • trasporto
  • movimento
  • riscaldamento e raffreddamento
  • nutrimento
  • difesa
  • contenimento
  • espulsione
  • trattenimento delle varie parti anatomiche nella loro sede fisiologica
  • comunicazione, coordinazione

Il qi è responsabile quindi per l’espletamento di tutte le nostre funzioni fisiologiche: dal movimento fisico alla digestione, dal metabolismo dei liquidi alla riproduzione, dal ciclo mestruale alla gravidanza, dal sonno alla veglia. Anche le attività degli organi e visceri secondo la medicina cinese sono possibili grazie al qi: quando parliamo infatti del qi di un organo (es. qi di polmone, qi di stomaco) intendiamo le funzioni svolte dall’organo stesso. Una frase apparentemente misteriosa come “il qi di stomaco scende” vuole semplicemente dire che le funzioni esercitate dallo stomaco hanno una direzione verso il basso: questo viscere infatti accoglie cibi e bevande che scendono lungo l’esofago, li trattiene mentre sono sottoposti ai processi digestivi, fa transitare verso il basso (verso l’intestino tenue) il risultato della trasformazione che è avvenuta al suo interno e così via. Tutte le disarmonie dello stomaco danno quindi origine a una risalita (es. reflusso, eruttazioni, singhiozzo, nausea e vomito) o a una mancata discesa (digestione lenta, gonfiore alla zona dello stomaco, senso di pienezza).

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L’origine del qi della persona

Ma da dove deriva questa sostanza così preziosa per la nostra vita? Ovviamente, origina dal macrocosmo, ossia dall’ambiente esterno: il polmone porta all’interno del corpo il qi dell’aria, lo stomaco quello di cibi e bevande. Queste sostanze grezze, non fruibili dal nostro organismo, devono essere elaborate grazie al qi degli organi e dei visceri per poter essere trasformate in qi della persona, utilizzabile per le nostre attività.
Il qi dell’aria viene trasformato dal polmone, mentre quello dei cibi contenuti nello stomaco dalla milza (che per la medicina cinese ha funzioni digestive e legate alla produzione e al mantenimento nei vasi del sangue): da queste trasformazioni hanno origine due tipologie particolari di qi, che svolgono funzioni importantissime per la nostra sopravvivenza. Il primo è yingqi, il qi nutritivo, che viaggia insieme al sangue per assicurare nutrimento, umidificazione e riscaldamento a tutto il nostro organismo. Il secondo è weiqi, il qi difensivo che riscalda, pattuglia e protegge tutta la superficie del nostro corpo durante il giorno e protegge e ripara gli organi interni durante la notte.
Esiste poi un terzo tipo di qi che ha un’origine interna: si tratta di yuanqi, il qi originario, che deriva dall’apporto che riceviamo dai genitori al momento del nostro concepimento e che serve ad attivare e rendere possibili tutti i processi interni al nostro organismo.

Secondo la visione cinese, quindi, per stare bene e “funzionare” bene è sicuramente importante la componente “genetica”, ossia quello che riceviamo dai nostri genitori, ma altrettanto importanti sono la respirazione (aria pulita, respirazione completa e libera, attività fisica, esercizi mirati…) e l’alimentazione (cibi di stagione, lavorati e conservati il meno possibile, di ottima qualità, in giusta quantità, parte di alimentazione il più varia possibile…).
Siccome il qi si consuma con le attività che svolgiamo (ossia quando portiamo avanti delle funzioni), se non introduciamo abbastanza qi con respirazione o alimentazione o se portiamo avanti attività troppo richiedenti rispetto alla nostra situazione personale, finiremo per consumarne troppo, trovandoci nella situazione che la medicina cinese definisce “deficit di qi” e che è caratterizzata da stanchezza fisica / mentale, freddolosità, pallore, facilità ad ammalarsi, problemi digestivi, feci molli, mancanza di entusiasmo.

Se vuoi saperne di più sulla visione cinese dell’alimentazione, puoi leggere i miei articoli Alimentazione energetica in base alla medicina cinese e La medicina cinese e il cibo, legame fra uomo e ambiente.

Se vuoi approfondire il concetto di qi, leggi il mio articolo sui tipi di qi che uscirà questa settimana su Medicina Cinese News!

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Francesca Cassini

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